Monastero Esarchico di Santa Maria di Grottaferrata - Monaci Basiliani

Corso del Popolo, 128 - 00046 Grottaferrata (RM) - Tel. (0039) 06.9459.309 - Fax (+039) 06.9456.734

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  • Veduta panoramica
  • Portale d'ingresso
  • Tratto delle mura roveriane
  • La Basilica di S. Maria
  • Mosaico bizantino
  • Arco trionfale
  • Criptoportico
  • La fortezza di notte
Veduta panoramica1 Portale d'ingresso2 Tratto delle mura roveriane3 La Basilica di S. Maria4 Mosaico bizantino5 Arco trionfale6 Criptoportico7 La fortezza di notte8
ORIGINI E STORIA - San Nilo

San Nilo da RossanoLa vita di San Nilo è stata tramandata fino ai giorni nostri grazie ad una Vita (Bios), scritta nella prima metà dell’XI secolo a Grottaferrata da San Bartolomeo il Giovane.

Battezzato Nicola, nacque nel 909/910 a Rossano da una delle più importanti famiglie greche della Calabria, all’epoca sotto il dominio bizantino, e crebbe come credente convinto. La vita monastica aveva delle attrattive in lui, ma fu solo nell’anno 940 che si volse seriamente a Dio, quando decise di ritirarsi sulle vallate del Merkourion, tra Calabria e Basilicata, scegliendo di vivere per il suo apprendistato monastico con asceti di grande fama, come S. Fantino il Giovane. Questa decisione non fu appoggiata dalla sua famiglia, la quale decise di chiedere aiuto al governatore bizantino per impedire a Nicola di farsi monaco, costringendolo così a spostarsi al Nord, nel monastero di San Nazario, sotto la giurisdizione longobarda. Nei quaranta giorni che passò a S. Nazario, Nicola prese il nome di Nilo, probabilmente in onore di S. Nilo Sinaita e mostrò un’ascesi molto esigente e decisa, facendo voto di non accettare mai cariche ecclesiastiche. Tornato al Merkourion, vi rimase dal 940 al 943 circa per formare il suo spirito sulle linee guida della tradizione monastica, i cui principi fondanti erano umiltà e obbedienza. In seguito, con lo scopo di coltivare la quiete contemplativa alternata al lavoro manuale, si trasferì nella grotta di S. Michele, dove visse per dieci anni impegnandosi in un’ascesi fatta di preghiere, studio e digiuno e diventando famoso per la sua saggezza e per la sua prudenza. Nel 953, le incursioni saracene indussero il Santo a recarsi insieme ai suoi discepoli nell’oratorio di S. Adriano Martire (oggi in S. Demetrio Corone), dove rimase fino al 978. All’interno del suo monastero impose ai discepoli severe regole basate oltre che sull‘umiltà e sull’obbedienza, anche sul distacco dai beni terreni e sulla carità. San Nilo da RossanoVista la frequenza delle incursioni dei pirati saraceni, la comunità niliana decise di spostarsi in terra latina, dove Aligerno, Abate di Montecassino, gli affidò il piccolo monastero di Valleluce, per continuare a celebrare la liturgia orientale. Qui vi rimase fino al loro trasferimento a Serperi, vicino Gaeta, quattordici anni dopo. Intorno all’anno Mille, incontrò l'imperatore Ottone III che volle rendergli omaggio con doni e cariche, i quali però furono tutti rigorosamente rifiutati per rispetto dei voti fatti. Infine, per sfuggire agli onori della sua fama, Nilo decise di partire alla volta di Roma per trovare un luogo dove radunare i suoi discepoli. Tuttavia, consapevole dell’avvicinarsi della morte, decise di fermarsi a nel cenobio italo-greco di Sant’Agata, nei pressi di Tuscolo. Qui, Nilo ebbe una visione della Beatissima Madre di Dio che gli mostrò la stabile dimora dei suoi monaci presso il Tuscolo. Tale promessa si avverò quando il conte Gregorio I gli donò il terreno su cui fondare il suo monastero e in cui la comunità monastica iniziò ad insediarsi tra i ruderi di antichi edifici romani, dove ancora oggi sorge l’Abbazia di Grottaferrata. Il Santo morì il 26 settembre 1004 a Sant’Agata e le sue spoglie vennero portate nel monastero in costruzione.

Bibliografia:

  • San Nilo. Il monastero italo-bizantino di Grottaferrata. 1004-2004: mille anni di storia, spiritualità e cultura, a cura dell'archimandrita P. Emiliano Fabbricatore e della comunità monastica, Roma, De Luca editori d'arte, 2005.

  • L'abbazia greca di Grottaferrata, a cura del Gruppo Archeologico Latino Colli Albani "Bruno Martellotta", Roma, De Luca editori d'arte, 2008.

 

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